
D'incanto m'incammino
dal greppo ammirando
il mare che scruti lontano,
le vigne e i boschi
che impegnano la terra
tua, divisi dal cielo.
E conosco ad uno ad uno
i tuoi angoli latenti
che solerte raggiungo
per far scorrere
le mie lacrime bollenti.
Io provengo dalle viscere tue
e le mie corse selvagge
virginei sentieri han tracciato,
tratturi segreti
che io solo calpesto
come in un antico gioco
che ci unisce da sempre.
Tra i tuoi maggesi
tra i tuoi alti rovi spinosi,
come feminee sottane
piccino m'eclissavo tremante
dai rimproveri paterni.
Or che da te lontano
e peregrino vivo,
o Lucania, ricordo
come un sussulto
i miei pochi anni che cullavi
nell'offrirmi refrigerio
lungo il Bradano murmurante...
Ricordo pure le tue minacce,
per le mie giovanili mancanze,
scuotendo saettante la tua possanza
che liberavi digrignando
i tuoi lupoidi denti
e affilati del Vulture...
gli echi delle tue valli
come ninfe sfuggenti
io satiro ho inseguito
tra boschi radiosi
tra amorevoli guardi
dagli occhi autunnali.
Se fuggo da te, Terra mia,
materna ti sentoche mi richiami,
senza esser maledetto,
al tuo dolce approdo...
quando ti lascio, o Lucania,
a te penso come un amore,
ramingo, la melanconia
mi preme, e la distanza
è carne della mia deriva.


