martedì 16 dicembre 2008





D'incanto m'incammino


dal greppo ammirando


il mare che scruti lontano,


le vigne e i boschi


che impegnano la terra


tua, divisi dal cielo.


E conosco ad uno ad uno


i tuoi angoli latenti


che solerte raggiungo


per far scorrere


le mie lacrime bollenti.


Io provengo dalle viscere tue


e le mie corse selvagge


virginei sentieri han tracciato,


tratturi segreti


che io solo calpesto


come in un antico gioco


che ci unisce da sempre.


Tra i tuoi maggesi


tra i tuoi alti rovi spinosi,


come feminee sottane


piccino m'eclissavo tremante


dai rimproveri paterni.


Or che da te lontano


e peregrino vivo,


o Lucania, ricordo


come un sussulto


i miei pochi anni che cullavi


nell'offrirmi refrigerio


lungo il Bradano murmurante...


Ricordo pure le tue minacce,


per le mie giovanili mancanze,


scuotendo saettante la tua possanza


che liberavi digrignando


i tuoi lupoidi denti


e affilati del Vulture...


gli echi delle tue valli


come ninfe sfuggenti


io satiro ho inseguito


tra boschi radiosi


tra amorevoli guardi


dagli occhi autunnali.


Se fuggo da te, Terra mia,


materna ti sentoche mi richiami,


senza esser maledetto,


al tuo dolce approdo...


quando ti lascio, o Lucania,


a te penso come un amore,


ramingo, la melanconia


mi preme, e la distanza


è carne della mia deriva.

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